lunedì, 02 novembre 2009

Ventun'anni di cieli
di sospetto silenzio
di colpo possono
amare.
sfornato da: weseven alle 10:06 | link | commenti (1) | commenti (1) (pop-up)
giovedì, 22 ottobre 2009

cibo illuminato da lampade al neon alle macchine automatiche.
ci hanno scambiato per falene,
o forse siamo proprio falene, un patrimonio genetico in comune con cimici, mosche, zanzare.
dove c'è luce, corri, compra, consuma, sbatti.
fino alla morte.

invidio gli eschimesi.
non c'è una parola per "ieri" in eschimese.
vivono come se non ci fosse un ieri.
che diavolo, è molto molto meglio che vivere come se non ci fosse un domani.

caribou, repent.

alcune balene si suicidano.
alcuni uomini si suicidano.
alcuni uomini valgono meno di una scoreggia di balena, d'altronde.

mi piace musica che la maggior parte della gente trova assai strana,
e altrettanto pensano i sani di mente.
mi piacciono le vibrazioni.
tutta la materia è un onda,
siamo noi stessi un'onda, in continua vibrazione.
siamo musica.
balle.
cazzate.
vedo gente che non vibrerebbe nemmeno in fronte al sole che cade.
e come fai a vendere vibrazioni a chi non vibra, a chi non risuona?

il libro più rubato al mondo è la bibbia.
ma d'altronde non ho incontrato molti ladri letterati.
non ho mai incontrato ladri, per la verità.
forse è per questo che ho poca fiducia nel genere umano.
sfornato da: weseven alle 20:31 | link | commenti | commenti (pop-up)
giovedì, 15 ottobre 2009

pillola #19

la realtà è un'interpretazione.
il guaio è che è quella sbagliata.
sfornato da: weseven alle 21:15 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)

pillola mancata

"e poi arriva questo tizio qua, in carne ed ossa ti dico,
mette in riga tutti gli altri, fa un po' di caciara e insomma,
se ne esce che la realtà è un'interpretazione.
e c'è tutta la gente intorno a cerchio, una calca,
come quando danno qualcosa gratis,
come se questo tizio stesse dando soluzioni gratis.e anche della birra insieme.
grossi, fruscianti, unti biglietti verdi di epistemologica verità.
manco ci avessero un ben franklin stampato sopra.

perchè vedi, è vero,
la realtà è tutta un'interpretazione.
per questo abbiamo bisogno di segni,
gesti,
linguaggi comuni,
convenienze(e bada a questa parola, che non a caso ha due sensi).
a questo siamo arrivati,
rinunciando alla bestialità,
scendendo da un albero,
rinunciando ad un po' di vita in favore della prima convenzione.

tu mi dirai, figliolo,
"sì, ma ci abbiamo gli orologi digitali,
mica ce li hanno i leoni, quelli".

però siamo un po' più tristi.
un po' più consapevoli della tristezza.
e per giunta, della nostra tristezza.

la realtà è un'interpretazione, e così non fa poi tanto schifo.
il guaio è che è quella sbagliata."
sfornato da: weseven alle 21:14 | link | commenti | commenti (pop-up)
sabato, 19 settembre 2009

cristo, che lagna.
posterò un po' di tette e culi per riequilibrare tutto.
ma anche no.
sfornato da: weseven alle 23:26 | link | commenti | commenti (pop-up)

tra i ricordi felici che serbo stanno,
immoti e congelati in un limbo fumoso,
una ruota malconcia di bicicletta che mi costringe ad una passeggiata e l'odore di certi fiori che penetra nelle ossa ed un fiore che finisce prima in un lettore cd e poi in una scatolina di metallo
una sera a guardare le stelle ed un temporale in lontananza ed il suono del vento fra le foglie dei pioppi giovani
un giorno in cui ero sconvolto tanto da non riuscire a mangiare ed un'amica che tenta qualche parola di consolazione di fronte ad uno schermo ed un temporale che sconvolge le tende della stanza
una panchina che dà su un canale completamente al buio e la strada e le macchine di fronte a tenermi aggrappato al tempo
altri pioppi che ora non ci son più che vibrano al vento e la ghiaia sotto le ruote di una bicicletta più vecchia di me e una falce di luna come unica luce
l'odore della salsedine e le luci di una città che tremano spinte dalle onde sul tetto di un hotel in coste straniere.

vento.
e nessuno attorno.
credo di essere fatto per questo, e questo soltanto.
sfornato da: weseven alle 23:08 | link | commenti (2) | commenti (2) (pop-up)

sono convinto
che dai ricordi
un dì
non mi sveglierò più.
sfornato da: weseven alle 22:48 | link | commenti | commenti (pop-up)
lunedì, 10 agosto 2009

sin dal momento in cui la mattina aprì gli occhi,
tremendi risvegli come enormi braccia volte a strappare dall'atarassia del sogno,
sin da quel preciso, unico in una giornata, fondamentale e brevissimo istante,
aveva capito,
ne era certo,
che quello fosse uno di quei giorni.

uno di quei giorni dove hai la sensazione che il cielo si debba spezzare da un istante all'altro,
con lo stesso rumore di una palla di vetro  che cade dalle mani goffe di un bambino,
con la stessa, identica, maniacale precisione dei frammenti di una goccia d'acqua separati da uno spigolo di metallo sul lavabo della cucina.
uno di quei giorni dove il tempo sembra rallentare,
ticchettii di orologi come rintocchi di campane,
pesanti, cadenzati ed in un qualche mistico modo armoniosi,
e guardi le cose in modo diverso,
freddo, analitico, staccato e maledettamente malinconico.

è il vuoto,
è il vuoto che tenevi dentro ben nascosto e sepolto dall'"ora",
il nulla che improvvisamente si espande e comincia ad occupare tutto,
ogni sensazione, ogni attimo, ogni minuscola percezione,
penetra ogni cosa e confonde le linee ed i confini che la razionalità fatica ad imporre.
tutto è intriso di niente,
di quella pesante consapevolezza che riluce molto più forte della ragione,
di quel silenzioso ed assordante riverbero che ogni volta spezza qualche corda.
il vuoto, la mancanza, l'assenza di calore umano.

era bastato semplicemente sognare, ricordare un abbraccio,
quell'abbraccio,
quello in cui riesci ad immergerti completamente in chi hai tra le braccia,
il momento che rivedi ancora ed ancora riflesso sull'acqua salata pre-crepuscolare.
gli istanti in cui non basta la contemplazione,
i momenti in cui riesci a percepire precisamente il respiro di chi ti sta di fronte,
il battito regolare del cuore e la cassa toracica che ne risuona a risposta,
il suono,
quel meraviglioso, impercettibile suono,
il fragore delle palpebre che vanno a chiudere occhi ed una fronte per niente accigliata che si abbandona sulla tua spalla.
quando hai la perfetta conoscenza dell'espressione di chi raccogli in te,
le precise contrazioni dei muscoli facciali,
gli angoli tesi della bocca e le labbra umide in posizione così naturale da sembrare impalpabili.
minuti, forse ore, in posizioni estatiche,
dove tutto il resto,
tutt'attorno,
sembra perdere d'importanza insieme al tuo essere,
perchè in quei momenti c'è solo un respiro regolare ed una tenera carezza con il dorso del pollice ad occupare tutta la mente,
ad annichilire il pensiero,
un accecante riverbero di luce su una pozza d'acqua.


non c'è scampo, quando il vuoto prende è certo che non se ne andrà via così facilmente.
dovrebbe far qualcosa,
deve fare qualcosa,
non fosse altro che per una mera scommessa Pascaliana.
una corda si spezza dentro,
pazientemente si sostituisce,
fino a che non si trova il suono,
l'armonia che rende possibile andare avanti,
e forse,
forse,
immergersi nuovamente nel tagliente ed infestato suono.

faticosamente si alzò dal letto per procedere verso il bagno.
di fronte allo specchio,
l'immagine di uno di quei giorni. con i capelli tremendamente scompigliati, pensò.
sfornato da: weseven alle 12:35 | link | commenti | commenti (pop-up)
martedì, 28 luglio 2009

pillola #18

L'uomo entrò con passo calmo ma sicuro nella stanza,
un paio di occhiali scuri gli celavano gli occhi,
ed un cappello a tesa larga impediva di distinguere il colorito dei capelli.
l'incedere cadenzato dai tacchi degli stivali di pelle celava confidenza di sè.

tutto ad un tratto fra le presenti, una donna si alzò e disse:
"ma...ma.. ma tu sei John Holmes!"
lentamente, sfilandosi gli occhiali, esordì:
"a quanto vedo, la mia fava mi precede!"
sfornato da: weseven alle 20:18 | link | commenti (1) | commenti (1) (pop-up)

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